Ariccia visuale a volo d'uccello

Ariccia cenni di storia

Ariccia vanta antichissime origini. Come tutte le città Latine, i primi abitanti di questi luoghi combatterono duramente per mantenere la propria indipendenza. Celebre è la battaglia di “Aricia” (fine del VI secolo a.C.) in cui la Lega Latina , di cui Aricia era città capo, stroncò le ambizioni egemoniche degli Etruschi verso il Lazio meridionale. Gli Ariccini combatterono anche contro Roma, prima di esserne assoggettati nel IV secolo a.C..
Aricia divenne una delle più importanti comunità romane, meta di villeggiatura prediletta dei principali personaggi di Roma per la sua particolare posizione geografica a metà strada tra due laghi d’origine vulcanica, il lago Albano e il lago di Nemi.
I suoi abitanti erano molto devoti alla dea Diana, il cui tempio situato nel Nemus Aricinum (ora Nemi) era uno tra i principali santuari della Confederazione Latina. Durante il Medio Evo la cittadina subì i saccheggi e gli assalti delle orde barbariche dilaganti nella campagna romana.
Nel 1473 Ariccia passò alla famiglia Savelli che avviò la ricostruzione dell’abitato ariccino e iniziò la costruzione del palazzo baronale. Acquistato nel XVII secolo dai Chigi, il paese fu completamente riprogettato dal genio architettonico di Gian Lorenzo Bernini che si avvalse dei suoi migliori collaboratori tra i quali spicca il nome di Carlo Fontana.
A partire dal ‘700, Ariccia divenne meta di importanti artisti e letterati del tempo, il periodo di massimo fulgore avvenne tra la seconda metà del XVIII secolo e l’inizio del secolo successivo, quando sono attivi ad Ariccia i massimi decoratori, artisti e letterati del momento che soggiornarono ad Ariccia durante il Grand Tour d’Italie.
Nel corso del XIX secolo, l’assetto urbanistico di Ariccia mutò notevolmente quando il percorso della Via Appia, che lasciando Albano scendeva in basso nella Valle Ariccia, con Papa Pio IX venne rettificato, si deve infatti al pontefice la costruzione nel 1854 del ponte a tre ordini di archi, che sormontava il foltissimo bosco (ora parco Chigi), dove la via risaliva alla Collina di Galloro.

Panorama VR della Piazza Di Corte ad Ariccia

 

 

Ariccia

Cicerone esaltò nel 43 a.C. Aricia, dichiarandola antichissima, federata a Roma, a lei quasi contigua e onorevolissima tra tutti i municipi.
Gli autori antichi fanno risalire le sue origini a circa un millennio dell’era volgare; d’altra parte il rinvenimento di sepolcreti e necropoli arcaiche nei luoghi ora occupati dal Comune di Ariccia dimostra che esse si ricollegano a insediamenti della più remota preistoria.
La tradizione mitologica racconta invece del casto Ippolito (figlio di Teseo re di Atene) che, costretto dalle ignominiose calunnie della matrigna Fedra, fu travolto dai suoi cavalli e restituito a nuova vita da Esculapio per intercessione di Diana, ebbe da questa rifugio nella selva a lei sacra della ninfa Egeria.
Appunto Ippolito avrebbe fondato la città di Aricia, cosÏ detta dal nome della sua sposa; e suo figlio Virbio sarebbe intervenuto, secondo Virgilio, nella guerra contro il re troiano Enea, al fianco di Turno re de Rutili.

Aricia Romana

Stretto fu il legame di Aricia con le vicende di Roma nelle varie fasi della sua espansione politica e militare, sia per frequente partecipazione alle pubbliche cariche sia per ripetute unioni familiari; e grande fu il vantaggio a lei derivato dalla costruzione della via Appia (312 a.C.), di cui fu la prima “stazione” da Roma.
Dalla fine del IV secolo si ha il graduale sviluppo di un nuovo centro cittadino nella sottostante valle, attraversata dalla “Regina Viarum”, la cui monumentale “Sostruzione” fu alzata intorno al 174 a.C. per superare il forte dislivello di Colle Pardo.
Nella guerra civile tra Caio Mario e Silla (88 a.C.) prende le parti di quest’ultima e ne subisce le conseguenze con la espugnazione e devastazione compiuta da Mario. Ma è Silla divenuto dittatore di Roma a restaurare le sue fortificazioni.
Aricia riprende in pieno le sue attività civili e commerciali, sviluppando il nuovo centro lungo l’Appia; e al nuovo corso della storia romana dà il suo contributo con la famiglia degli Azii, progenitrice materna di Cesare Ottaviano che sarà Augusto Imperatore e che darà particolare splendore alla città a lui legata da così stretti vincoli di sangue.
Quale sia stata nel periodo dell’Impero romano l’importanza urbanistica di Aricia, è indicato dalla nobiltà delle sue magistrature e dal grande decoro del suo foro che, ricco di edifici pubblici e privati, di templi, di archi, monumenti, terme, si estendeva intorno alla “stazione” dell’Appia, dalla magnificenza delle ville costruite per opulenti famiglie del patriziato e della corte per gli stessi imperatori, e dai frequenti riferimenti fatti ad Aricia dagli autori classici.
Tutto il territorio dell’antica e moderna città, da Monte Gentile a Monte Cucco a Vallericcia e oltre, verso il mare, offre preziose testimonianze di tale grandezza, con imponenti rovine e con una straordinaria serie di ritrovamenti, da scavi e fortuiti: statue, mosaici, cippi, tombe, oggetti d’arte ora sparsi in una quantità di musei e raccolte private, quando non distrutti e dispersi dal tempo e dal vandalismo degli uomini.
Fondamentale è lo studio storico – topografico che dell’antica Aricia e delle sue vestigia ha fatto un archeologo rumeno, il Florescu.
Sopraggiunto nei primi secoli dell’era cristiana il processo di graduale decadenza e disfacimento dell’Impero Romano, Aricia non potè non risentirne gravemente. Ma essa rimase ancora a lungo municipio particolarmente attivo e centro di vetusti culti pagani. Pur dopo il terribile sacco di Roma del 410, che è stato ritenuto segnasse la fine della città romana, questa ebbe modo di risollevarsi tanto da dedicare nel suo foro al Prefetto di Roma nel quarto decennio di quel secolo una statua per speciali meriti in suo favore.
Ma alla fine del V secolo, con la deposizione dell’ultimo imperatore d’Occidente e le continue invasioni barbariche, la fine di Aricia fu inevitabile, e la sparuta popolazione superstite dovette abbandonare l’Appia e rifugiarsi tra le mura dell’Acropoli, che aveva visto il suo primo sorgere in età antichissima.

La Lega Latina

Partecipe, prima ancora della fondazione di Roma, della vetusta unione religiosa dei popoli latini sul monte Albano, Aricia fu protagonista attiva della lunga resistenza opposta dalla Lega Latina all’egemonia romana ed etrusca (la coraggiosa figura di Turno Erdonio assurge a simbolo dell’intraprendenza aricina).
Fu poi vittoriosa, insieme ai greci di Cuma, nella battaglia detta appunto di Aricia che, sulla fine del secolo VI a.C., portò al crollo del predominio etrusco su Roma, sul Lazio Meridionale e sulla Campania.
Dopo il definitivo scioglimento – con il trionfo di Roma – della Lega Latina, ebbe nel 338 a.C. la piena cittadinanza romana in riconoscimento del suo valore e della sua importanza politica e religiosa.

La Dea Diana

Centro e sede, dalla fine del V secolo a.C. di un’autonoma lega religiosa a cui facevano capo le città di Muscolo, Lanuvio, Laurento, Cora, Tibur, Preneste e Ardea, come tale Aricia fu depositaria del culto di Diana, dea dei boschi e della caccia.
Veneratissimi saranno a lungo il bosco sacro e il tempio di Diana Aricina, esistenti nel territorio della vetusta città latina che si estendeva fino a comprendere il lago poi detto di Nemi, corrispondente all’appellativo “nemoralis” dato ad Aricia. Una succursale di questo famoso culto è stata nel secolo scorso ravvistata nel tempio la cui cella tuttora si conserva – nel cosiddetto Orto di Mezzo – sotto l’attuale abitato di Ariccia.
Da Aricia si dipartiva, secondo il Lugli, la via Trionfale che conduceva al tempio di Giove Laziale, sulla sommità di Monte Cavo, per la celebrazione del trionfo dei generali romani.

La Famiglia Savelli

L’anno 1473 segna una data importante della tormentata storia di Ariccia, per il definitivo acquisto fattone dalla potente famiglia dei Savelli con la permuta del castello di Borghetto, ceduto all’abbazia di Grottaferrata. Insieme al “castrum dirutum Ritie” lo strumento di permuta fa riferimento anche al borgo con la torre, anch’esso in rovina, al “lago” di Vallericcia e al diritto di pesca, di pascolo e di raccolta delle ghiande e alla giurisdizione di mero e misto imperio.
Le guerre esterne ed interne che sconvolsero lo Stato della Chiesa alla fine del ‘400 e al principio del ‘500 non mancarono di colpire i Castelli Romani e la stessa Ariccia che venne più volte perduta e ripresa e fu anche in possesso dei Borgia di Alessandro VI, dal 1501 al 1503.
Si deve comunque ai Savelli la ricostruzione e il primo sviluppo del borgo, il suo avvio a vita civile, il prosciugamento del “lago” di Vallericcia. A metà del ‘500 la “hosteria della Aricia” torna ad essere sosta obbligata di viaggiatori anche di riguardo. Nel 1575 l’antichissima collegiata dell’Assunta riprende la dignità arcipretale e viene restaurata dal duca Camillo Savelli che invece fa sconsacrare la vetusta chiesetta di S. Maria in Petroli in Vallericcia, trasformata in colombaia. La dimora dei Savelli dentro il Borgo – quella che ancora alla fine del ‘700 sotto il nome di Palazzaccio conserverà una magnifica scala e varie pitture – viene trasferita nel nuovo palazzo costruito sulle rovine del vecchio castello.
Gli abitanti del Borgo, che hanno una propria organizzazione amministrativa a base democratica, ed estendono la loro attività anche a Castel Savello, ottengono nel 1610 il rinnovo dei loro Statuti e provvedono, attraverso i loro massacri e priori e il “Pubblico e generale Consiglio della Magnifica Communità della Riccia”, alle esigenze della loro vita economica, sociale e civile, in progressivo sviluppo. Ed è del 1624 la posa della prima pietra del Santuario di Galloro, affidato ai Vallombrosiani. E nel 1638 vengono istituite le pubbliche scuole, tenute dalla Congregazione della Dottrina Cristiana.

La Famiglia Chigi

I Savelli sono costretti da una gravissima situazione debitoria a vendere il feudo di Ariccia per 358.000 scudi alla famiglia del regnante papa Alessandro VII Chigi, che rinnova gli splendori cinquecenteschi della sua casata. La scelta di Ariccia è determinata dalla suggestiva posizione, dal clima ottimo, dalla ricchezza delle acque e delle culture e dalla vicinanza a Castel Gandolfo, villeggiatura dei Papi.
Il vecchio castello e il borgo medievale e cinquecentesco sono trasformati dai Chigi in un complesso monumentale ed urbanistico degno della casata e del fasto secentesco. Ne è eccezionale artefice il Bernini, con la collaborazione di Carlo Fontana e Mattia de’ Rossi.
Viene anzitutto creata una scenografica piazza di Corte, non solo trasformando e ampliando il palazzo dei Savelli, ma fronteggiando con una grande chiesa rotonda che sostituisce la vecchia collegiata dell’Assunta in cui è evidente il richiamo alla cupola del Pantheon, mentre l’originale motivo dei portichetti accenna a quello grandioso del porticato berniniano di S. Pietro.
Vengono sistemate le Porta Romana e Napoletana, collegate con un efficiente sistema stradale a Castelgandolfo e Roma e a Galloro e Genzano. Tutto il borgo riceve un impianto che lo trasforma radicalmente; ed è sempre il Bernini a ampliare il Santuario di Galloro e a fornirlo di una nuova monumentale facciata.
Una serie di provvedimenti fiscali, demografici ed economici da rapido sviluppo ad Ariccia che è teatro anche di grandiose manifestazioni teatrali e musicali, e diviene sede dell’Accademia degli Sfaccendati e residenza prediletta dei Chigi.
Unica ombra, la demolizione delle nobili strutture, corrose dal tempo, dell’antichissima chiesa di S. Pietro e del suo campanile, e quella della vecchia collegiata dell’Assunta, dalla cui navata centrale fu ricavata l’attuale chiesa di San Nicola per i Padri Dottrinari e le loro scuole.